Mastazzòli barresi

Questa ricetta di Barrafranca stava per essere dimenticata, perché è molto povera e particolare; grazie alla signora Rosa Lupo in Avola siamo riusciti a riportarla alla luce. I mastazzòli si preparavano a natale e si dovevano consumare entro tre giorni al massimo, perché erano inzuppati nel vino cotto. Non si usava mangiarli senza il vino cotto, come si fa a Riesi. Ovviamente si tratta di un dolce che ha radici antichissime romane e poi anche arabe. Nelle altre parti della Sicilia, i mastazzòli si fanno solo con le carrube o solo con il mosto/vino cotto (da cui deriva il nome). Qui a Barrafranca il dolce è stato tramandato nella sua forma originale e intera. Del resto, è proprio un controsenso chiamare mastazzòli dei dolci che non prevedono l'uso del mosto/vino cotto. L'uso delle carrube nei dolci a base di vino cotto ci riporta alla dominazione araba in Sicilia. Per gli ebrei il carrubo è anche un simbolo di pace e altruismo: c'è da sottolineare che gli ebrei hanno anche contribuito alla fondazione di Barrafranca. Qualunque sia la provenienza di questo dolce particolare di Barrafranca, prendiamo atto del fatto che sia ancora preparato e che abbia una completezza di ingredienti notevole: mandorle, noci, scorze grattugiate di arance. Il fatto che nella ricetta non ci sono quantità precise è dovuto alla maestria delle nostre massaie, che avevano la capacità di arrangiarsi al meglio. 


Ingredienti:

Per l'infuso di carrube:  
Carrube, quantità in base alla pentola da usare: si deve quasi riempire. In alternativa 100 grammi di cacao dolce (si consideri che in passato non c'era il cacao, c'erano le carrube come alternativa).
Granella di mandorle, quantità a piacere
Granella di noci noci, quantità a piacere
Zucchero a piacere, circa 100 grammi
Buccia di un'arancia grattugiata
Buccia di un limone grattugiata
Un cucchiaino appena di cannella in polvere e un di pepe nero macinato
Olio d'oliva q.b.
Vino cotto, un litro


Per l'impasto:
Farina tipo 00 per dolci, 500 grammi
Zucchero quantità a piacere



Preparazione:

Infornare le carrube fino a quando si tostano per circa 15 minuti circa. Farle a pezzettini e metterle in una pentola con dell'acqua a bollire e dello zucchero: quantità a piacere. Quando è pronto il decotto, metterci dentro delle noci tostate e frullate e delle mandorle tostate e frullate, il pepe, le scorze, la cannella; fare cuocere (non portare a ebollizione) per 10 minuti o un quarto d'ora. Raffreddare un pochino il decotto di carrube, che dovrà essere abbastanza denso, a mo' di sciroppo. Filtrare e metterlo in un'altra pentola. 

Prendere la farina e spolverarla sul decotto a fuoco lento, girando con un mestolo come per fare la polenta. Quando la pasta ottenuta sarà abbastanza densa, metterla sulla spianatoia unta di olio e lavorarla con le mani, dopo che si è intiepidita. Impastare con mezza bustina di lievito per dolci (quantità per mezzo chilo di farina). Fare, poi, dei cordoni con la pasta, appiattirli fino all'altezza di 2 cm e tagliarli a forma di parallelogrammi (7cm x 3cm). Sistemarli in una teglia e infornarli a 180° con forno ventilato (160° normale forno preriscaldato) per dieci minuti circa, fino a farli biscottare leggermente. Non devono essere troppo asciutti, perché altrimenti quando si raffreddano diventano duri. 

Quando i mastazzòli saranno freddi, mettere il vino cotto zuccherato in un contenitore e inzupparli a uno a uno, per poi sistemarli in un vassoio. Guarnire i dolci ottenuti con la granella di mandorla tostata e frullata e con la scorza d'arancia grattugiata.

Autore:

Filippo Salvaggio



Ringraziamenti

Ringrazio Nadia Aleo per avermi fornito una ricetta antica, molto più speziata.

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